“Mi sto preparando per fare qualcosa, voglio diventare Presidente”.
Con queste parole Hillary Clinton ha ufficializzato la propria candidatura per diventare il primo uomo, anzi donna, più potente del mondo.
L’annuncio è stato dato attraverso internet, un video apparso sul suo sito ufficiale, mostra la candidata democratica soltanto alla fine di un breve video che riprende il centro del suo elettorato: la classe media, i piccoli imprenditori e una coppia gay. Perchè le aspettative dell’elettorato cambiano, e Hillary sembra voler cogliere la palla al balzo.

Immagine anteprima YouTube

“Ogni americano ha bisogno di un campione, e io voglio essere quel campione” afferma Hillary alla fine del video, unico momento dove appare la nuova possibile candidata democratica alle elezioni del 2016.
Possibile in ogni caso sembra essere una parola da non dimenticare, dato che potrebbero esserci altri e sopratutto altre candidate che daranno battaglia a miss Clinton, proprio come Elizabeth Warren, professoressa di diritto a Harvard, e preferita dall’ala più a sinistra dei democratici.

Ma allo stesso tempo sembra che il loro partito sia unito, come mai prima d’ora, sotto lo stendardo dei Clinton. Diverse dichiarazioni di Obama non lasciano alcun dubbio “è stata un segretario di Stato eccezionale e sarebbe una eccellente presidente” ha confessato in diretta da Panama l’attuale presidente.
Questo non sembra essere soltanto un ringraziamento per il lavoro della Clinton fatto fino al 2013, anno delle sue dimissioni. Infatti già si parla di un terzo mandato Obama in caso di vittoria della nuova pupilla dei democratici.

Il lascito di Obama sarà il sentiero che la Clinton dovrà percorrere per mantenere in piedi la politica americana, sopratutto quella democratica.
In questo periodo storico il lascito della presidenza Obama si concentra in particolar modo sulla politica estera, e sui cambiamenti radicali che ha portato in questi ultimi quattro anni: il disgelo con Cuba, i nuovi patti con l’Iran e il piano sul nucleare, e la continua battaglia al Congresso (recentemente passato nelle mani dei repubblicani) sui temi della giustizia sociale e i diritti civili.

I segnali positivi sono arrivati, e tutti in contanti. La campagna elettorale con lo slogan “Ready for Hillary” ha già raccolto 15 milioni di dollari, con 4 milioni di donatori dichiarati.

Le campagne elettorali presidenziali sono complesse e le cose cambiano continuamente, come ci ha insegnato House of Cards. Ma stavolta Hillary non ha un nemico sulla sua strada come Obama.

Invece i repubblicani hanno già deciso di dar filo da torcere alla Clinton, anche loro servendosi di un video promozionale, o per meglio dire diffamatorio.
Nei pochi minuti dello spot intitolato “Stop Hillary” si cerca di ricordare agli elettori gli errori dell’ex first lady, buttando là tra le immagini di una donna di spalle che cammina con fatica nel buio, eventi come l’account di posta privata usato quando era segretario di Stato.
A questo si aggiungono anche le dichiarazioni di Rand Paul, il candidato repubblicano che ha dichiarato come “i Clinton si sentano al di sopra della legge” e che “è difficile fidarsi del messaggio di Hillary, dato che ha accettato dei finanziamenti per la campagna elettorale da parte dell’Arabia Saudita, paese rinomato per non avere un gran rispetto delle donne”.

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Laura Girolami

Laura Girolami

Nata a Macerata nel 1989, si laurea in Scienze Politiche nell'ateneo della sua città. Prima di trasferirsi a Roma nel 2012, per iscriversi al corso magistrale in Editoria multimediale e nuove professioni dell'informazione presso la Sapienza, collabora per 4 anni alla sede maceratese nella redazione de Il Messaggero. Si divide tra diverse passioni come letteratura, giornalismo e politica internazionale, con particolare attenzione a quella mediorientale che è al centro della tesi magistrale e degli articoli che scrive un po' ovunque.

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