Qua, dove non fui mai.

«Il mio viaggiare | è stato tutto un restare qua, | dove non fui mai»*, ha detto una volta un livornese illustre – Livorno è la mia città. È una città dove vivo bene, a cui sono legato e da cui per ora non ho intenzione di spostarmi, nonostante spesso senta la necessità di allontanarmi un po’. Come quando, subito dopo la fine dell’università, ho deciso di partire: da allora per studio, per lavoro e per piacere, la dimensione del viaggio, della vita lontano da casa, dello scoprire nuovi me stessi e nuovi altri in nuovi posti fanno parte della mia ricerca e della mia persona. Ho capito strada facendo che queste sono le sensazioni che fanno crescere e che nutrono e fanno progredire la mia formazione personale e artistica. Tuttavia, come molti viaggiatori (anche se solo in pochi hanno il coraggio di ammetterlo), amo tornare. Livorno è una città dalla forte personalità: essere livornese non è come essere di un posto qualunque. La stessa forte tradizione artistica di questa città, così profondamente radicata, ne è la prova. E’ ancora molto forte la lezione dei macchiaioli, naturalmente; tanto forte da condizionare radicalmente tutta la produzione contemporanea.

*(Giorgio Caproni, Biglietto lasciato prima di non andare via).

 

Giovanni Fattori - Man sea

Giovanni Fattori – Man sea

Francesco Ermini ha vissuto a lungo all’estero: due anni dopo essersi laureato in Giurisprudenza ed aver completato un Master in Intellectual Property Law all’Università di Edinburgo, ha vinto nel 2012, (lui dice “per caso”) la sessantesima edizione del Premio Rotonda, storico riconoscimento artistico livornese. In marzo esporrà le sue opere a Hong Kong, nell’ambito dell’Asian Contemporary Art Show. Mi interessano della Cina soprattutto l’aspetto storico e quello geopolitico, in particolare in relazione agli avvenimenti degli ultimi cento anni: la rivoluzione maoista, la questione della Cina nazionalista, i rapporti non sempre idilliaci col vicino russo nel corso della guerra fredda, l’apertura all’economia di mercato di Deng Xiao Ping, le proteste di piazza Tienanmen, la conquista di un ruolo di potenza prima regionale e poi globale. Allo stesso modo, di Hong Kong mi piacerebbe approfondire e capire meglio come si sono svolti i suoi rapporti con la Gran Bretagna e cosa è successo quando, dopo il ritorno alla madrepatria nel 1998, sulla scorta della dottrina “un paese, due sistemi” di fatto ha svolto un ruolo decisivo nella trasformazione dell’economia cinese in senso decisamente (cripto)capitalista. Un ruolo che, credo, Mao non avrebbe approvato. Questi sono argomenti sui quali saprei spendere qualche parola, ma anche che sento il desiderio di approfondire e comprendere meglio attraverso la ricerca personale e artistica: anche per questo sono grato e felice dell’esperienza con Studio Pivot. Sarà bello anche condividere la bellezza del viaggio con Beatrice, Vittoria, Elisa e Carolina e soprattutto con un artista come Tindàr, il cui lavoro è così diverso dal mio che potrei quasi definirlo complementare. Sono entusiasta e curioso e anche se ancora non siamo partiti per Hong Kong, già mi sento addosso una gran voglia di tornarci.

 

Giovanni Fattori - La signora Martelli a Castiglioncello

Giovanni Fattori – La signora Martelli a Castiglioncello

Torniamo intanto a Livorno. Purtroppo o per fortuna a Livorno la comunità artistica è ancora molto forte. Ci sono in città moltissimi artisti, diverse riviste specializzate dedicate all’arte livornese, moltissimi eventi, mostre, dibattiti pubblici e privati che direttamente o indirettamente, ma sempre in maniera genuina e appassionata, riguardano il tema. Da sempre i ritrovi, le discussioni e la ricerca si svolgono nel segno di una tradizione importante e consolidata, che si basa sulla celebrazione delle figure di Fattori e Modigliani. Questa tradizione così presente e sentita, se da un lato ispira molti a rivolgersi al mondo dell’arte e fornisce dei punti di riferimento comuni, sulla base dei quali muovere i primi passi nel proprio percorso di formazione artistica, dall’altro rischia poi di limitare l’originalità e la ricerca di nuove modalità di espressione o di nuovi contenuti. Ci sono molti pittori giovani a Livorno, che faticano però spesso a trovare la propria dimensione, perché le linee entro le quali devono o sentono di potersi muovere sono molto ristrette.

 

Amedeo Modigliani

Amedeo Modigliani

Intanto io pittore ci sono diventato un po’ per caso, un po’ per desiderio e un po’ per fortuna. Il Premio Rotonda è arrivato così inaspettatamente che in quel periodo mi trovavo lontano da Livorno e non andai neppure a ritirarlo (mandai un amico, da alcuni scambiato nella confusione per me: una situazione da commedia plautina). In generale direi che la mia formazione è molto distante dalla scuola livornese. Naturalmente non voglio esprimere un giudizio di valore ma soltanto dare i riferimenti a chi legge per posizionarmi “geograficamente” rispetto ai canoni della tradizione pittorica della mia città. Forse perché come maestro ho avuto Luca Bellandi, pittore nato, cresciuto e tuttora operante a Livorno ma da sempre in antitesi con i canoni estetici del post impressionismo di declinazione macchiaiola. In compenso, Livorno mi ha influenzato da un punto di vista caratteriale. E’ nota la propensione dei livornesi a sdrammatizzare i problemi e ad esercitare aprioristicamente una mancanza di rispetto (sana) verso l’autorità costituita in qualunque modo intesa. In un certo senso questi tratti si possono ritrovare in quello che faccio a livello pittorico: cerco di guardare alla realtà con occhio critico, desacralizzando i topoi comunemente accettati. 

 

Francesco Ermini - Staying alive?

Francesco Ermini – Staying alive?

«Scendo. Buon proseguimento»*è la conclusione di un’altra poesia di Caproni, che parla, tra le altre cose, di come sia difficile rispondere al bisogno di cambiare percorso e lasciare i compagni di viaggio e le cose familiari proprio quando si ha l’impressione di averle conosciute, di stare per afferrarne il segreto e l’intimità. Ho dovuto sempre cercare di conciliare la mia formazione artistica, nata in maniera del tutto “amatoriale”, con i miei prolungati soggiorni all’estero. Non sempre è stato facile e non sempre è stato possibile, soprattutto quando la mia vita era inquadrata su binari professionali che non mi permettevano di avere sufficiente tempo libero. Ho trascorso ad esempio diversi anni negli Stati Uniti, lavorando nell’ufficio legale di una grossa multinazionale senza quasi mai toccare il pennello. In realtà i momenti di lontananza mi sono serviti per capire che la pittura, il fatto di produrre arte faceva veramente parte delle mie priorità. Che non volevo farne a meno. Ma non ho mai voluto rinunciare al me stesso “non artista”. A volte ho avvertito dei contrasti, ed è stato naturale soffrirne, ma credo che con un po’ di sensibilità tutto possa rientrare nella mia personalità, nel mio modo di essere un individuo.

Anche di questo sono fatti i miei dipinti: forse a prima vista le composizioni dei quadri sembrano improntate ad un astrattismo concettuale che si risolve nella giustapposizione semplicistica di ‘simboli’ acriticamente accettati come tali. Sono la sensibilità e la cultura di chi guarda, e di chi crea, che restituiscono un senso alla composizione.

 

Francesco Ermini - Alice

Francesco Ermini – Alice

In questo senso direi che la mia vita in giro, i luoghi in cui ho vissuto, le persone che ho incontrato ma soprattutto il senso di scoperta e la capacità critica che ho affinato viaggiando influiscono potentemente sulla mia produzione artistica soprattutto dal un punto di vista dei contenuti e della visione del mondo. Sono solito definire quel periodo di continui spostamenti come una sorta di walkabout, la fuga rituale che gli aborigeni australiani compiono nel bush, nella prateria, o nella boscaglia. Nella cultura aborigena, queste lunghe camminate in un paesaggio desertico, a tratti quasi lunare, svolgono un ruolo essenziale per consentire contatti e scambi di risorse (sia materiali che spirituali) fra popolazioni separate da enormi distanze. Ecco. A me succede ogni volta qualcosa di analogo: ogni viaggio diventa così occasione di fuga dalla mia realtà e arricchimento culturale attraverso la conoscenza diretta del mondo.

*(Giorgio Caproni, Congedo del viaggiatore cerimonioso).

 

Francesco Ermini - Underwater

Francesco Ermini – Underwater

Opera d’arte come produzione di un nuovo significato. Underwater è un quadro che ho concepito dopo un soggiorno in Nepal. Il simbolo rappresentato si chiama in tibetano Dpal be’u (in inglese Endless Knot, che in italiano si può tradurre come ‘nodo senza fine’, o ‘nodo eterno’). È un simbolo della tradizione buddista tibetana, denso di significati. In generale rappresenta l’intersezione tra il cammino spirituale, lo scorrere del tempo e un’idea di movimento eterno, legata all’idea di tempo circolare, fatto di nascite, morti e rinascite. Tempo, azioni, scelte, cambiamenti, differenti aspetti della vita umana e della mente umana che però non possono altro che comporsi continuamente in un’unica figura infinita legata al senso di Unità. È un simbolo ampiamente conosciuto, una entità iconografica che fa parte della nostra esperienza e di cui molti di noi conoscono probabilmente, anche superficialmente, il significato. Ma quale è il senso di questo simbolo nelle nostre vite? Simboleggia qualcosa? Cosa simboleggia nella mia produzione, nel quadro di un giovane uomo occidentale dedito agli studi di giurisprudenza? Rispondere a questa domanda, in parte, è il ruolo del sub: un altro simbolo, più vicino però alla nostra cultura (dal mito di Atlantide, a Ungaretti, ai giorni nostri) e soprattutto per quello che mi riguarda carico di richiami autobiografici.

 

Liberale da Verona - Annunciazione della Vergine (particolare)

Liberale da Verona – Annunciazione della Vergine (particolare)

Hit me with your laser beam è un quadro in cui ho voluto riflettere attraverso il procedimento della destrutturazione su un classico della pittura a tema religioso: l’Annunciazione di Maria. Impossibile non tenere in considerazione i tentativi infiniti e spesso gloriosi di rappresentare questo momento attraverso il mezzo artistico e di comprenderlo in chiave religiosa, storica, filosofica. Nel mio quadro gli elementi sono ridotti a meno dell’essenziale: il manichino, l’aureola e l’origami. Si ricostruisce una storia, un momento (e che momento!), trasfigurandolo in altre forme. Non c’è nulla di volutamente blasfemo o provocatorio dal punto di vista religioso: è un modo non tanto per dissacrare, ma per creare un nuovo punto di vista, un diverso spunto di riflessione. Cosa ci dice oggi una rappresentazione di questo genere? Quale è il rapporto tra significante e significato? Che cosa stiamo rappresentando? Ha senso continuare a farsi certe domande? Nel mio quadro ad esempio c’è un origami al posto dell’angelo Gabriele. Perché? Forse invece non è “al posto di”: è, e basta.

 

Francesco Ermini - Hit me with your laser beam

Francesco Ermini – Hit me with your laser beam

Per quello che riguarda quella banda colorata nei miei quadri: direi che c’è sempre stata. È un elemento decorativo e insieme identitario, una cifra personale che spesso mi aiuta a fare chiarezza, a individuare un punto di arrivo e di partenza nella mia ricerca. È una specie di “common ground” che soggiace a tutte le mie riflessioni e ai soggetti che dipingo: l’universo in cui si muovono, la dimensione che li rende veri.

Matilde Malaspina

Matilde Malaspina

Dopo un’infanzia trascorsa spensieratamente tra le nebbie delle colline bolognesi si è trasferita (sempre spensieratamente e sempre tra le nebbie) a Milano, che ama molto ma progetta a malincuore di lasciare a breve, dove sta per concludere il corso di laurea magistrale in Filologia Moderna presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Appassionata di Medioevo e Umanesimo (cui ha dedicato buona parte dei sui studi fino ad ora) e di contemporaneità (che cerca di conoscere piano piano), di storia della scrittura, della lingua e delle arti visive e figurative, di editoria indipendente e di fotografia, coltiva per il futuro grandi aspirazioni ad alto tasso di impossibilità che cambiano di giorno in giorno e a volte di ora in ora. In cima alla lista oggi ci sono: suonare il violino e imparare il cinese.

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