Lo scorso venerdì Gigi Riva ha compiuto settant’anni. Il calcio italiano gli rende l’onore che merita, dopo una vita sportiva lunga mezzo secolo. Cannoniere e mito del Cagliari e della Nazionale italiani degli anni Settanta. Lui c’è sempre stato per la Sardegna come per la Nazionale fino al 2013, uomo-guida per oltre vent’anni prima di dire basta e godersi la meritata pensione.

Per fargli gli auguri ci vorrebbero poche parole, come ha sempre preferito lui. Campione e uomo, formidabile sintesi di come si possa essere un “eroe”, e lui lo è stato davvero per il calcio italiano, senza mai considerarsi tale ma solo Rombo di Tuono, come piaceva chiamarlo a Gianni Brera, suo più alto estimatore e cantore.

Arriva da Leggiuno, cuore dell’alta Lombardia, cresce nel Legnano appena diciottenne, e sceglie Cagliari e la Sardegna come patria adottiva. Sull’isola sbarca nel 1963 non ancora diciannovenne e arriva pensando di restarci al massimo per un paio di stagioni. Il suo destino è scritto nei grandi club, Cagliari è solo la palestra per diventare grande e salpare poi verso Milano o Torino. Ma lui sceglie di restare li, facendo del Cagliari e di Cagliari la frontiera di un nuovo grande calcio e di una meravigliosa avventura: lo scudetto del ’63.

Da li non se n’è più andato “perché qui, io che in pratica non avevo famiglia, ne ho trovate tante”. È rimasto nonostante le grandi squadre l’abbiano inseguito e corteggiato: prima l’Inter degli anni settanta, poi la Juventus di Boniperti che dal ’71 al ’75 lo allentava con offerte straordinarie, lui continuava a dire no. Diventando simbolo e faccia dell’uomo libero e orgoglioso.

Ma al di la del suo orgoglio di essere un sardo nato sulle rive del Lago Maggiore, Riva è diventato presto un idolo di tutta Italia. Per la maniera dirompente di segnare, di testa, di potenza, di precisione; generoso e trascinatore per sé e per tutta a squadra, non solo un supercannoniere.

Quella generosità che lo portava a dare tanto a tutti, comprese un paio di fratture alla gamba e malanni che gli chiusero di fatto la grande carriera alla soglia dei trent’anni, dopo il disastro al Mondiale di Germania ’74.

Ha vinto poco in relazione al moltissimo che valeva, ma la sua è stata una scelta di vita più che di carriera. Uno scudetto col Cagliari vale una vita sportiva, è l’orgoglio dell’isola da mezzo secolo. Il titolo europeo con l’Italia nel ’68, il secondo posto ai mondiali del ’70, lui c’era in Italia-Germania 4-3 e segnò pure il gol del 3-2! Tre classifiche cannonieri e un primato imbattuto e forse imbattibile: trentacinque gol in quarantadue presente con la maglia azzurra. Non vinse il pallone d’oro del ’69, quell’anno arrivò dietro a Gianni Rivera, ma per molti il vincitore morale rimane comunque lui.

ROBERTO BAGGIO - NAZIONALE

Nel 1976 il congedo dal calcio giocato dopo oltre duecento gol. Poi la scuola calcio Gigi Riva, ancora oggi in piena attività; una breve parentesi da presidente del Cagliari a metà degli anni ottanta per poi fare la scelta d’onore del calcio italiano, dal 1990 al 2013, dirigente accompagnatore e team manager della nazionale in sei Mondiali e cinque Europei, fino alla rinuncia un anno e mezzo fa per ritirarsi dalla scena restando semplicemente Gigirriva o ancor meglio il Mito.

Un bomber di razza, di quelli che forse non ne esistono più ma che probabilmente non si è mai sentito tale.

Elisa Muzio

Elisa Muzio

Vive a Milano città in cui è nata il 29 agosto 1991. Ha frequentato il liceo scientifico del Collegio San Carlo, laureata in lettere presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore con tesi in letteratura latina sta ora seguendo il corso magistrale in Filologia Moderna. Ha fatto nuoto sincronizzato per dieci anni ma, è da sempre appassionata a tutti gli sport e alle manifestazioni sportive in generale.

More Posts - Website

Comments are closed.