Immortali. Con la voglia di vincere e stupire, anche se la carta d’identità segna un’età che per molti ha già significato una dorata pensione sul divano a gustarsi i trofei guadagnati, ma Valentino Rossi e Roger Federer sono di un’altra stoffa. Pregiatissima. E hanno deciso di confezionare ancora abiti di lusso per arricchire il loro campionario delle prossime collezioni autunno-inverno.

Il campione di Tavullia, piaccia o no, è uno di quei piloti che hanno fatto – e ancora sta facendo – la storia del motociclismo sportivo. Ha vinto tanto e ha vinto tutto nove mondiali, centootto gran premi e quest’anno a trentacinque anni conquista un onorevole secondo posto dietro a quel giovane ed eccezionale fenomeno di Marc Marquez. Il baby campione sembra davvero imprendibile ma l’unico in grado di batterlo per testa, moto e cuore sembra proprio Valentino.

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Se di Slam ne hai vinti diciassette, sei stato numero uno del ranking per oltre trecento settimane e sfiori le mille vittore in carriera, potresti veramente appendere la racchetta a chiodo, Roger Federer sembra però non aver nessuna intenzione di chiudere la carriera e combatte da giorni con un problema alla schiena per riuscire a mettere in bacheca l’unico titolo che ancora gli manca per poter dire “ ho vinto veramente tutto”: la Coppa Davis.

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Combattono contro avversari molto più giovani – Marc Marquez da una parte e Novak Djokovic dall’altra (con un Nadal per ora fuori dalle scene) – ma non hanno paura, non hanno più niente da perdere, loro la storia l’hanno già scritta l’unica cosa che possono fare è riscriverla!

1979 Rossi, 1981 Federer: due anni di differenza, come due anni sono passati dal primo titolo mondiale di Valentino nella classe regina – allora la 500 – e il primo successo a Wimbledon dello svizzero 2001 – 2003. Una vita fa. I loro avversarsi di adesso, allora erano ragazzini e guardavano con ammirazione campioni che un giorno avrebbero sfidato sul campo. I loro avversari di allora oggi si godono il meritato riposo, sembra passata una vita dalle sfide incrociate con Roddick, Hewitt e Nalbandial, è forse cambiata la racchetta ma Federer è sempre li; così come fa sorridere ripensare alle battaglie l’ultimo giro con Sete Gibernau e al duello in pista e fuori con Max Biaggi. Sono cambiati gli avversarsi, e sono cambiati loro, più maturi, più riflessivi, meno spensierati ma con la stessa fame di vincere di un tempo, la voglia di divertirsi come due ragazzini e il desiderio di continuare a stupire.

Si conoscono, sono amici e si rispettano, lo scorso ottobre a chi li paragonava il Dottore scherzando disse “quel bastardo è anche più giovane di me”, si erano lanciati una sfida a vicenda: Rossi affermarsi al secondo posto e Federer tornare in testa alla classifica Atp. Un problema alla schiena in mezzo, Roger da forfè nella finale del Master contro l’attuale numero uno Djokovic. Chiudono la stagione entrambi al secondo posto ma con la promessa di rivederci nel 2015.

Non smettono perché dentro di loro c’è ancora una fiamma. Fuoco sacro, dicono. Il famoso rapporto amore/odio con l’adrenalina, con cui gli sportivi tanto convivono.

La spensieratezza di un adolescente in un corpo adulto.

Provoca già nostalgia pensare che un giorno, magari non tanto lontano, questo romanzo giungerà alla fine. Arriverà il momento in cui ci si dovrà cominciare a rassegnare e ringraziare il cielo per aver vissuto la stessa epoca di due geni così, ma tutti sappiamo che il capitolo finale deve ancora essere scritto.

 

Elisa Muzio

Elisa Muzio

Vive a Milano città in cui è nata il 29 agosto 1991. Ha frequentato il liceo scientifico del Collegio San Carlo, laureata in lettere presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore con tesi in letteratura latina sta ora seguendo il corso magistrale in Filologia Moderna. Ha fatto nuoto sincronizzato per dieci anni ma, è da sempre appassionata a tutti gli sport e alle manifestazioni sportive in generale.

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