In un fine Maggio del 1888, il ventotto ad essere puntuali e precisi, pochi prospettavano che una partita di football, nelle highlands scozzesi, avrebbe avuto dei risvolti così enormi. Monolitici, verrebbe da dire. Due allora squadrette, rispettivamente dai colori biancoverdi e biancoblu -con delle striature rosse i secondi-, si contesero un match che terminò 5-2 in favore dei Celti biancoverdi. Già in quei 90 minuti si capì che la faccenda avrebbe avuto strascichi; s’intuiva in un qual modo. Celtic FC e Glasgow Rangers. Due nomi rappresentativi per la Scozia calcistica.

L’Old Firm Derby -derby della vecchia azienda- è una delle stracittadine più antiche; sono quasi centotrent’anni che si disputa. Purtroppo, il panorama sportivo internazionale non si gode lo spettacolo di colori e bandiere, grinta e tenacia -la tecnica si vede di raro, in Scottish Premier League- proprio a questo incontro, irrorato di connotati politici e religiosi, dall’estate 2012. I Rangers falliscono, si apre un’inchiesta, vengono retrocessi nella Scottish Third Division, equivalente di una C2 italiana, e devono ripartire dai bassifondi per risalire la china. Al momento i Gers -soprannome dei Rangers- si trovano nella serie cadetta, devono contendersi l’accesso alla Scottish Premier con gli Hibernians e gli Hearts, due squadre di Edimburgo. Concentriamoci però sul vecchio derby, che è meglio. Gli incontri disputati sono 399. E vincono di quindici lunghezze i Rangers, 159 vittorie a 144. Dannazione! Andiamo, chi può vantare una sequela simile? Okay, forse potrebbe sembrarvi ripetitivo, a disco rotto, questa partita. Ma se voi foste la minoranza irlandese, cattolica ed indipendentista, non avreste per trecentosessantacinque giorni l’anno la fissa di asfaltare i protestanti, quelli dell’Ulster Defence League? Ora, per parlare di certi argomenti -la faida nordirlandese è una di quelle piaghe che gli incravattati ci tengono particolarmente a nascondere- ci vorrebbe una trattazione più oggettiva e argomentativa; rappresentanti di entrambe le fazioni e un recipiente dove riversare il sangue amaro in ebollizione. Il sangue amaro, eh sì. Bloody Sunday, occupazione di Derry, la strategia della tensione con attentati dinamitardi e quant’altro provoca solo sangue amaro e veleno.

La netta contrapposizione: un confronto -solo visivo- tra i Glasgow fans ed i Celts.

La netta contrapposizione: un confronto -solo visivo- tra i Glasgow fans ed i Celts.

Intendiamoci: Celtic-Rangers non è un match per idioti o inetti. C’è odio, un odio viscerale tra le due fazioni -specie tra i gruppi più accesi-, il Celtic Park o l’Ibrox Stadium diventano arene nelle quali si diluisce tutto quanto a cui s’accennava nelle righe precedenti: campanilismo, religione e politica. I Celts, i Bhoys, beh, sono i miei favoriti. Club fondato nel 1888 su iniziativa di un prete, Fratello Walfrid, per rivendicare ed eviscerare le radici irlandesi e celtiche di una fetta della popolazione di Glasgow, il Celtic è ad oggi una delle squadre più tifate d’Europa. Di matrice socialista -pur provenendo, appunto, da ambienti clericali-, il club ha vinto di tutto, compresa una Champions League nel 1967 contro l’Inter di Herrera. 2-1 e i nastri intorno alla coppa dalle grandi orecchie sono biancoverdi. Ma non c’è niente che tenga: meglio vincere un Old Firm! I Bears -soprannome dei Glasgow Rangers- erano, e sono tutt’ora in larga parte, lealisti verso la Sacra Corona Unita d’Inghilterra; espongono striscioni celebrativi nei confronti della monarchia e le faide intestine coi cugini irish sono innumerevoli, per le strade di Glasgow. Incidenti? Numerosi. Troppi. La finale di Scottish League Cup ad Hampden Park, nel 1980, ne è il triste emblema convulso: centinaia di feriti da ambo le parti, un morto. I Bhoys, nella fattispecie i tifosi legati al gruppo “Green Brigade”, si trovano dall’altra parte della barricata. Nel 2010 inscenano una protesta con dei “poppy” insanguinati –volti a simboleggiare il sangue che macchia le truppe britanniche nelle guerre in Irlanda, nelle Falkland ed in Afghanistan- e sono da sempre fieri di provenire dalla Emerald Island.

"Nato per regnare su di noi. Congratulazioni William&Kate" striscione monarchico dei Gers.

“Nato per regnare su di noi. Congratulazioni William&Kate” striscione monarchico dei Gers.

Oggi siamo nel 2014. La questione religiosa viene usata come un escamotage per sfogarsi e spaccare qualche testa con bottigliate e cazzottiere, ma è innegabile il fascino acre che questa sfida detiene. E la meraviglia dei drappi che volteggiano nei due stadi! I cori, l’odore di birra ed erba fresca, la sensazione che un gol, un assist, un cross potrebbero decidere la vita e la morte di sessantamila spettatori. Celtic FC-Glasgow Rangers resta una partita storica, epocale. Alcuni incontri rimangono perle, memorabilia da collezione per gli appassionati di uno sport che, pur venduto e corrotto, pur ipertecnologico e pieno d’americanate, resta il più bello del mondo. Poche storie, gentaglia. Comunque, tornando ai memorabilia, è da annoverare la vittoria dei Bhoys nella coppa di lega 1969 davanti ad oltre centomila spettatori; come lo è il 3 a 2 imposto dai Rangers nel 2001-2002, nuovamente in Scottish Cup Final. Finali di stagione da ictus multiplo, 54 titoli per i Glasgow Rangers e 45 per i Celts. Forse, direte, è un campionato inflazionato e scialbo. Giusta osservazione. Molti club scozzesi si sono lamentati della presenza delle due compagini di Glasgow, sperando che potessero trovare spazio in Premier League. Eppure, i grandi nomi della Premier British non vedono di buon occhio il fatto. Forse perché, coi Celtic in mezzo, altre piccole realtà -per lo più londinesi- non tirerebbero mai la testa fuori dal sacco?

Dunque, avete letto qualcosa di questo derby, tra i più caldi d’Europa. Peccato non si riescano ad incrociare più, le due Firm… Ah! Ma no! E’ proprio per questo che v’ho scritto l’articolo! Ebbene sì, signori e signore: l’Old Firm Derby si riaccende. A fine gennaio, per le semifinali della coppa di lega. Si giocherà in campo neutro, come vuole il regolamento. Occhio! I fans delle rispettive franchigie si stanno già dando battaglia. Se potessi, prenoterei un low-cost Ryanair per qualsiasi sperduta e atomica città d’oltremanica nella quale si disputerà l’Old Firm! Perché merita, questo incontro-scontro merita. E’ una di quelle cose da fare almeno una volta, prima di morire.

Lorenzo Monfredi

Lorenzo Monfredi

Nasce a Taranto il 7/10/1994. Passa due anni in Regno Unito; rispettivamente il 1° anno di liceo a Londra ed il 4° a Bristol, apprendendo la lingua inglese quasi da madrelingua. Conclude la maturità superiore linguistica con 92/100, collaborando da marzo ad agosto con la testata giornalistica ionica "Il corriere del giorno", gestendo una rubrica settimanale intitolata "In My Humble Opinion". Strenuo lettore degli intramontabili classici e di autori legati al circuito letterario underground, si è iscritto al Corso di laurea "comunicazione e società" presso l'Università statale di Milano.

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