Sono trascorsi circa 10 anni da quando il più famoso social network ha occupato prepotentemente uno spazio nella nostra quotidianità: è chiaro che mi stia riferendo a Facebook. 

In questo questo lasso di tempo il social network blu e bianco ha rivoluzionato il modo di comunicare e di socializzare, di connettersi con gli altri e di condividere i propri pensieri e attimi di vita. Il confine, però, tra “il bene e il male”, è spesso troppo sottile: quando se ne fa un uso completamente sbagliato, si può arrivare a considerare Facebook come una vera e propria patologia da dipendenza, al pari delle più famose altre dipendenze.

Mi sono sempre chiesto che cosa possa passare nella mente di un utente quando riceve quell’ormai famosa notifica rossa che ha riempito le nostre vite. Il mio dubbio è stato da tempo soddisfatto da un’interessante ricerca effettuata da studiosi dell’Università del North Carolina: tutto, come era facile da aspettarselo, ha origine da quel fantastico complesso di strutture interconnesse che costituisce il nostro cervello.

Cosa comporta, secondo lo studio, l’arrivo di un “mi piace”?  Semplicemente  dopamina, un neurotrasmettitore rilasciato dalle cellule del sistema nervoso, i neuroni.

 

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Dopamina, chi è costei?

E’ uno dei neurotrasmettitori più studiati nel corso degli ultimi anni. E’ prodotta in varie aree del cervello, ma al di là della zona di “fabbricazione”, quello che ci interessa è che cosa comporta ai nostri circuiti. Tra le varie funzioni svolte dalla dopamina, quella di maggiore interesse in quest’ambito è quella di soddisfazione e di ricompensa. Il circuito della gratificazione è la parte del cervello che ci fa sentire bene. Quando i neuroni rilasciano dopamina, l’informazione viaggia da un’area della scatola cranica che è il nucleo accumbens verso la corteccia prefrontale.  La dopamina altera la sensibilità dei neuroni suoi bersagli nei confronti degli altri neurotrasmettitori, sopratutto del glutammato. Inoltre, la dopamina può influire sul rilascio del neurotrasmettitore da parte dei neuroni bersaglio. I neuroni contenenti dopamina presenti nel nucleo accumbens sono attivati da stimolazioni motivazionali che incoraggiano una persona a determinati comportamenti ed alla loro ripetizione. 

In parole semplici e banali la ricerca ci può far azzardare un paragone: un “mi piace” equivale, biochimicamente parlando, a ingurgitare cibi che adoriamo, a fare sesso e, purtroppo, a assumere sostanze psicotrope. Si parla di addiction correlato all’uso del social network. Certo, appare chiaro come le differenze in termini di conseguenze e di piacere sono molto diverse, ma il meccanismo di produzione è identico. Ecco spiegata la correlazione tra Facebook e dipendenza: è la dopamina l’attrice protagonista di questa ormai conclamata “tragedia generazionale”, tant’è vero che gli esperti parlano ormai di “sindrome del like”.

 Non è, ovviamente, un disturbo attualmente riconosciuto in ambito medico, ma la dipendenza che sta spopolando tra i giovani è da attenzionare fortemente. Le manifestazioni di astinenza da Facebook sono uguali da quelle di una comune sigaretta o droga. Per non parlare dei fenomeni correlati al suo abuso: è chiaro come Facebook faccia aumentare il senso di paranoia, di insoddisfazione della propria vita guardando quella degli altri (che a loro volta è spesso esagerata proprio per farla apparire splendida, per un meccanismo ciclico che si autoalimenta), senza pensare alla perversione pseudo-voyeuristica che si alimenta: lo “spiare” e l’osservare la vita altrui come meccanismo di gratificazione per colmare quel vuoto che spesso le loro vite riserva. 

Il problema è, a mio parere, non di Facebook in sé. Come potrebbe esserlo d’altronde? Come in ogni questione, il problema è sempre a monte: in questo caso l’utente, l’uomo. Spesso chi manifesta questa predisposizione alla dipendenza è un soggetto fragile, emotivamente instabile, con una personalità abbastanza compromessa dal punto di vista sociale e relazionale. Obiettivo è curare l’uomo, non eliminare la tecnologia che se usata in modo razionale rappresenta per la nostra generazione una marcia in più.

Domenico Madonna

Domenico Madonna

Nasce a Scilla (Rc) nel luglio del 1990. Dopo aver frequentato il liceo classico, ed essersi lasciato affascinare della letteratura umanistica, si iscrive alla facoltà di Medicina e Chirurgia all'università di Messina, che tutt'oggi frequenta. Il nuovo mondo universitario lo fa entrare in contatto con una nuova disciplina, facendolo innamorare: le neuroscienze. Appassionato di politica, giornalismo d'inchiesta e musica classica, è alla sua prima esperienza giornalistica.

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