Cosa rende un racconto veramente bello?

C’è chi direbbe la storia, quindi l’intreccio, chi dei buoni personaggi, coinvolgenti, interessanti, chi ancora ripiegherebbe sull’annosa questione dello stile. Chi ha stile, può scrivere qualsiasi cosa.

Dopo attenta riflessione, e lunga frequentazione con una particolare autrice, penso che a rendere buono un racconto sia solo una cosa: la grazia.

 

Lucia Berlin. Un donna e una vita in 43 brevi racconti contenuti ne La donna che scriveva racconti. Titolo italiano pessimo, meglio considerare l’originale inglese: A manual for cleaning women, Selected stories. Il suo genere è una sorta di metaletteratura: nei suoi racconti lei c’è sempre, ma non sai mai fino a che punto. Tutto è biografico: l’alcolismo, i divorzi, i quattro figli, il lavoro al pronto soccorso, la malattia della sorella Sally, la madre terrificante, il nonno che si cava i denti per mettersene di nuovi. E al contempo tutto è letterario: i luoghi che diventano simboli delle tappe della sua vita (il Texas dell’ infanzia, il Cile dell’adolescenza, New York del secondo matrimonio con il jazzista Buddy Berlin, da cui prenderà il cognome), gli eventi che cambiano a seconda del punto di vista da cui sceglie di narrare, le persone che diventano personaggi quando identificati da un dettaglio, un modo, un anacronismo.

 

Perchè hai scritto le tue storie? Le chiese il figlio. Perché ci trovavo qualcosa di divertente da raccontare, rispose Lucia. Quel qualcosa di divertente è quello che chiamerei grazia: lo stato d’animo che ti fa vedere le cose come illuminate, già con un loro posto nel mondo. Ed è questo il dramma e la delizia dello scrittore: curare e preservare questo sguardo da chiunque ti dica che non sai guardare, o che guardi male.

Lo scrittore non è altro che un osservatore con la luce negli occhi.

Grazie a questa luce Lucia (non a caso, sorrido) ha messo sullo stesso piano, e quindi ugualmente degne di essere narrate, la sua prima disintossicazione e un albero di cornacchie, il momento in cui sta per abortire e non lo fa e un piastrellista che aggiusta il suo bagno. Ogni cosa della tua vita diventa materiale di scrittura, la penna si intinge nel sangue della tua carne.

 

Ecco perché la scrittura è dono di se stessi, ed è sempre doloroso parlare di sé con sincerità. Dico con sincerità perché il lettore non lo puoi prendere in giro: quando menti, o sei finto, lui se ne accorge subito. Lucia insegna anche questo: a essere schietti e sinceri, anche quando la faccia che presenti al mondo non è proprio pulita. Ma quando è sporca, è allora che si fa bella. Grazie Lucia degli occhi limpidi coi quali hai guardato il mondo. Ci hanno donato immagini che non dimenticheremo tanto facilmente.

 

Veronica Amiconi

Veronica Amiconi

Veronica Amiconi nasce ad Avezzano l’8/10/1993. Dopo aver conseguito il diploma di maturità classica presso il liceo “Alessandro Torlonia”, ha iniziato gli studi presso la facoltà di Economia “Federico Caffè” dell’università RomaTre. Cresciuta tra i campi di grano dell' Est Europa e gli scaffali polverosi delle biblioteche, nel 2008 ha pubblicato un libro di narrativa , "Terra D'Oltremare", con Aletti Editore. Aspira a diventare un' attenta e precisa cronista dello spirito dei suoi tempi.

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