Il movimento post-ideologico, democraticamente rivoluzionario, nato dal basso e che poggia le sue basi su di una dittatura della maggioranza della rete rischia di ridursi, nel giro di poco, in un movimento non più a cinque stelle, bensì in un movimento a mezza pensione.

Ok, probabilmente una delle battute più scontate e banali che si possa fare ora sul M5S, ma anche la tredicesima edizione del Grande Fratello poteva sembrare scontata e banale dopo tre anni di stop e dopo l’incendio della casa più spiata degli italiani dopo Arcore. Eppure, guarda un po’.

Gli Italiani bramano ansiosamente di tornare al voto. Ora col televoto le loro coscienze potranno tornare ad esprimersi attraverso il tasto verde del telecomando scegliendo tra i più variegati stereotipi italiani in circolazione. La tettona stupida, la coppia di omosessuali, il tamarro, il bello, il cervellone e io ci avrei messo anche un macaco ubriaco giusto per dare al programma un tocco di brio in più. O quantomeno per alzare il livello di Q.I.

Il “retevoto” del M5S ha letteralmente buttato fuori, espulso 4 Senatori del movimento. Inutile lo srotolamento di lingue dei fedelissimi Di Battista, Taverna eccetera, in difesa della democrazia interna che vige all’interno del movimento. Inutile perché una settimana dopo Grillo, tramite un post nel blog ne fa secchi altri 5, i dimissionari. Senza passare dalla rete o senza nemmeno consultare il fantasma del natale futuro. Dico io, vi sembra il modo?

Nelle settimane passate abbiamo udito diverse campane suonare diverse teorie sul livello di democrazia, libertà di coscienza e indipendenza dei deputati pentastellati. Partendo dagli albori della loro carriera parlamentare, vorrei approcciare un’analisi lucida, distaccata e, ahimè grillini, critica.

I cittadini a cinque stelle, così amano farsi chiamare, sono stati eletti tramite un video caricato sulla rete che ambiva a nient’altro che ricevere un numero alto di “like”. Aderivano, con la loro candidatura, ad un programma condito di speranze e buone intenzioni, ma vago e approssimativo sotto molti punti di vista. Inoltre un programma, con tutti gli aiuti e consulenze del caso, partorito da due sole persone. Grillo e Casaleggio.

Grillo da prima delle elezioni mise in conto di poter perdere facilmente un 10% dei suoi eletti. Dicendo che non si può certo agire sul libero arbitrio delle persone o ostacolarne la liberta di coscienza. Insomma sapeva che nel giro di un anno avrebbe dovuto fare i conti con persone che hanno utilizzato il movimento come semplice lasciapassare per entrare nelle istituzioni per sguazzare nei privilegi che esse comportano. Previsione del tutto esatta se non fosse che quasi tutti gli ex hanno lasciato il movimento non per loro scelta. Bensì da precisi moniti che non arrivavano certo dai meet-up o dal basso come dicono, ma dai piani alti del movimento. Grillo e Casaleggio.

Ebbene si, anche il M5S ha dei piani alti, gente. Sicuramente non collusi, lottizzati e schiavi del potere come i cerchi magici dei vari partiti tradizionali, ma comunque piani alti che controllano il partito che loro stessi hanno fondato. Grillo e Casaleggio. Più che lecito, ma non raccontateci la storiella della democrazia interna.

Questo è un altro motivo per cui dire che il M5S sia nato dal basso è uno scempio. Un movimento nato dal basso non si rifà al pensiero unico di un ex comico col megafono e di uno pseudo guru del web che ipotizza terze guerre mondiali online e di poter inviare rustici in allegato alle e-mail. Nascere dal basso vuol dire si, la possibile aggregazione di diverse ideologie storiche per un fine condiviso, ma se esse devono rifarsi a diktat e vedemecum che vengono dall’alto perderanno inevitabilmente la loro forza aggregativa.

È inutile continuare a mentire, la leadership di Grillo e Casaleggio è autoritaria, forte ed influenza non poco l’operato dei deputati e senatori. Se così non fosse oggi forse avremmo abolito la legge Bossi-Fini. Ebbene si, votato da PD e M5S insieme. Capito, partiti agli antipodi tra cui scorre una buona dose di veleno, che però fanno quello per cui la gente gli ha votati. Cambiare le cose. Possono farlo col PD, con Casini, tramite una seduta spiritica in contatto con Andreotti. Vi giuro che a noi, ok parlo per me, non interessa.

Fa specie inoltre in un movimento che predica la fine del salvatore e del leader che ci dica come e cosa dobbiamo fare.

La difesa dei fedelissimi riguardo alle critiche mosse nei confronti del movimento si basano sui seguenti punti: non siamo noi che abbiamo deciso, vogliamo parlare della democrazia interna degli altri partiti; erano sabotatori che ostacolavano l’obiettivo del movimento.

Il fatto che una piccola schiera di elettori cinque stelle abbia optato per l’espulsione, tra l’altro fortemente indirizzata o comunque auspicata da Grillo stesso, non preclude un processo democratico. Se indissi votazioni online per dare fuoco alla casa del Grande Fratello con i concorrenti dentro, probabilmente la rete sarebbe con me. O quantomeno se da anni portassi avanti un movimento che ripudia e disgusta tutti coloro che la pensano diversamente da me. Vedete, una votazione non stabilisce che ciò per cui si vota sia democratico.

Si lo so sarebbe bellissimo, gente. Ma non si può. A meno che Grillo non lo inserisca nel programma

Grillo-e-Casaleggio

Proseguendo, il fatto che gli altri partiti non siano democratici non e un’ottima difesa della propria indipendenza. È come difendersi da un’accusa di stupro dicendo che in giro c’è gente che ammazza. Per carità, non sarai il peggio in circolazione, ma qualcosa devi rivedere.

Infine i sabotatori, così chiamati da Di Battista durante Servizio Pubblico, sono coloro che cercano di trovare una via alternativa per il raggiungimento di un obiettivo comune. Da quanto si è appreso, tramite un dialogo e un’apertura intelligente verso le altre forze politiche, secondi i dissidenti espulsi. Mentre i fedeli parlano di cene con Civati, stipendi non restituiti e appunto sabotaggio. Non stiamo parlando di quale delle due fazioni, dialogo o no, abbia ragione. Stiamo parlando del fatto che al M5S, potranno cantarmela in mille modi diversi ma questo è quello che ho recepito, ha deciso su quale linea portare avanti il suo operato. Cioè quella del pensiero unico, poiché il diverso, anche se con lo sguardo al medesimo obiettivo, potrebbe essere dannoso per il movimento. Questo comportamento non può che essere figlio del morboso attaccamento al consenso.

Concludendo, penso Grillo e Casaleggio non si rendano conto, soprattutto essendo la loro la forza politica più nuova sulla scena, che non tutti gli elettori sono supporter incondizionati del M5S. Soprattutto di un movimento che ha catturato il suo bacino elettorale tramite il motto del “tutti a casa”. Gente giustamente delusa ed esausta dell’inadeguatezza della vecchia nomenclatura politica e classe dirigente. Non ne faccio una colpa al M5S, ma è un dato di fatto. Sicuramente in campagna elettorale era il metodo più veloce ed efficace per trarre consenso, ma sotto il punto di vista esecutivo aspettare il disfacimento di tutto quello che c’è attorno, possibile vista l’attuale situazione, potrebbe non pagare o non bastare.

Credo che Grillo stia distruggendo, senza rendersene conto, ciò che di buono ha creato. Al netto delle critiche ciò che a cui ha dato vita rimane comunque qualcosa che non ha precedenti nella nostra storia repubblicana. Cercare di controllare così il movimento in questo modo trascinando con se molti adepti, non sta facendo che portare la sua creazione ad un lento disfacimento prima che qualcosa si sia potuto portare a termine.

La democrazia è uno strumento nato per difendere e garantire alle minoranze la possibilità di avere un ruolo di rilevanza nella societa poiché tutti siano rappresentati. Grillo non sta realizzando che tra i suoi 9 milioni di elettori potrebbero essercene alcuni che in questo momento non si sentono assolutamente più rappresentati. Le maggioranze sono già difese del fatto di essere in maggioranza, appunto.

Se questa è la rivoluzione di cui mi parlano da un anno i cittadini a cinque stelle beh, potrei dire con serenità che allora la rivoluzione potrebbe essere non so, un supplì.

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