Il 16 settembre il Parlamento Europeo si è riunito in Sessione Plenaria, trattando come primo tema la proposta di votazione per una procedura d’urgenza sui migranti. Dopo il deliquio della Commissione e il ribaltone del Consiglio, gli europarlamentari hanno avuto un minuto per esprimere i loro onorevoli intenti. Noi li abbiamo raggruppati per istanze emerse, a prescindere dai gruppi parlamentari di cui fanno parte.

IDILLIO D’AMORE

Sono coloro che auspicavano un accordo sulla ripartizione dei migranti a prescindere dalla votazione. Sono anche la minoranza, vuoi che parlino di ‘consenso‘ (Dimitris Avramopoulos, Nuova Democrazia, Grecia) o di ‘avanguardia’ (Alexander Graf Lambsdorff, liberaldemocratico, Germania). Difficile dire chi sia di questo schieramento, dopo la votazione del 17 settembre.

IPERDEMOCRATICI

A differenza del ‘consenso’, il metro di valutazione della compattezza Europea sarebbe il raggiungimento di una maggioranza qualificata per il ricollocamento. Più calcolatori e realisti, sono ‘iperdemocratici’ in quanto fanno del numero la discriminante tra democrazia e libero arbitrio: Claude Moraes (laburista UK) e in testa Augustin Diaz De Mera Consuegra (Partito Popolare, Spagna)

POVERI MA RE

Alla sponda opposta stanno i sostenitori, in buona sostanza, della sovranità nazionale. Possono sembrare fuori luogo, dal momento che in pochi secondi snocciolano questioni interne che pochi prendono in considerazione. Invece si tratta, sotto molti aspetti, di punti di vista interessanti, per lo più economici, meritevoli della massima considerazione Europea. Certo, si espongono: come Harald Vilimsky (Partito della Libertà, Austria) che dice solo “noi siamo poveri, non vogliamo quote”. O come Kazimierz Michal Ujazdowski (Diritto e Giustizia, Polonia), sostenitore della teoria che l’attuale migrazione sia esclusivamente economica. Invece Guy Verhofstadt (Partito Liberaldemocratico Fiammingo, Belgio) denuncia la decurtazione finanziaria per migrante di circa la metà, mentre Janusz Korwin-Mikke (Korwin, Polonia) vuole abolire le sovvenzioni statali perché attirano i migranti, secondo lui, come il miele con le mosche. Approccio ostico.

EQUI E SOLIDALI

Non si tratta di un giudizio di valore. Sono loro che usano queste parole. Certo, non è detto che ‘equo e solidale’ valga lo stesso per tutti: loro si riferiscono alle quote, ma soprattutto e prima di tutto, all’abolizione del Trattato di Dublino. Sono il nostro Fabio Massimo Cataldo (M5S), Neoklis Sylikiotis (Partito Progressista dei Lavoratori, Grecia) e Martina Anderson (Sinn Fein, Regno Unito).

LOTTA CONTINUA

Astraiamoci dal significato politico Italiano. In questo raggruppamento includiamo chi, nell’arco della sessione, ha usato i propri sessanta secondi per rompere le scatole a qualcun altro. Ovviamente dovevamo mettere Marine Le Pen (Fronte Nazionale, Francia) che, definita da Dimitrios Papadimoulis (Sinistra Radicale, Grecia) uno “schiamazzo fascista”, avrebbe risposto ” Non mi becco un rimprovero da chi ha milioni di morti sulla coscienza”. Non sappiamo se Papadimoulis sia diretto responsabile di qualche sterminio, però sappiamo che, arrivato il suo turno, la deputata Iliana Iotova (Partito Socialista, Bulgaria) ha avuto la brillante idea di dire che “L’Ungheria sta usando gas lacrimogeni contro i profughi al confine”. Il che non è falso, ma ha attirato le ire di Kinga Gal (Unione Civica, Ungheria) che ha difeso -ad alta voce- la polizia nazionale, in quanto colpita dal lancio di pietre. Anche qui ci sono i lupi solitari, come Ernest Urtasun (Verdi, Spagna) che accusa il suo  stesso paese di discriminare i migranti per provenienza. Tipicamente gli attaccabrighe non incentivano alla soluzione e spesso vanno fuori tema. Ma sono anche quelli che ci mettono la faccia per dire la propria. Il guaio è che, in una crisi come questa, di Urtasun che fanno autocritica ce ne sono pochi.

FINCHE’ MORTE NON CI SEPARI

Fino ad ora di europeisti ce ne sono stati ben pochi. Una posizione netta in questo senso è quella presa da alcuni parlamentari, che delimitano bene le proprie richieste a favore dell’area Schengen, -pur con tutti i sacrifici- e soprattutto di un sistema di ripartizioni vincolante. Senza eccezioni o opt-out. Sugli scudi troviamo Barbara Spinelli (indipendente), Elissavet Vozemberg (Nuova Democrazia, Grecia) e Barbara Lochbihler (Verdi, Germania).

NO PASARAN!

Straordinariamente nutrito è l’assembramento che chiede sostanzialmente l’abolizione di Schengen e il respingimento senza condizioni. Qualche giustificazione, ma velleitaria: Michal Marusik (Nuova Destra, Polonia) è assertore della teoria dell’attacco organizzato ai danni dell’Europa. D’altronde anche Vicky Maeijer (Partito della Libertà, Olanda) non ha remore a chiedere “Vogliamo tenere le frontiere aperte con questo rischio terrorismo?” Che prelude, in fondo, all'”invasione” evocata da Zoltan Balczo (Movimento per un’Ungheria Migliore). Almeno, in questo caso si può parlare di cognizione di causa. Una frangia di questo gruppo si è invaghita del ‘metodo Australia’ in fatto di accoglienza: e cioè la non accoglienza, il respingimento in paesi terzi o acque internazionali. Citiamo almeno Helga Stevens (Alleanza Neo-Fiamminga, Belgio) e Frank Engel (Partito Cristiano Sociale, Lussemburgo).

MISSIONARI

Dobbiamo terminare con un altro fitto manipolo, questa volta convinto che sia necessario agire all’estero, per fermare la crisi. Con le proposte più disparate: dalla missione Onu (???) per -non solo, certo- i cristiani massacrati in MO e Maghreb (Barbara Matera, Forza Italia), al miliardo da dare a Iraq e Giordania (Joseph Weidenholzer, Partito Socialdemocratico, Germania), alla cooperazione con la frontiera Turca e sostegno dai paesi del Golfo (Mariya Gabriel, Cittadini per lo Sviluppo Europeo in Bulgaria) fino all’isolamento militare del Daesh e degli stati Arabi che lo sostengono (Elmar Brok, Unione Cristiano-Democratica di Germania).

Giuseppe Di Marco

Giuseppe Di Marco

Nato a Teramo il 9 luglio 1989, nel 1993 si trasferisce a L’Aquila, dove vive fino al conseguimento della maturità classica presso l’Istituto D. Cotugno, nel 2008. In quell’anno decide di trasferirsi a Roma e iscriversi all’università Lumsa di Roma, nella Facoltà di Lettere e filosofia. Qui segue il corso di studi triennale di Scienze della Comunicazione, Informazione e Marketing, in cui si laurea nel marzo 2012, con una tesi di laurea intitolata “Ego e Alter nel cinema di Marco Bellocchio”. L’argomento muove i passi dalla filosofia di Ludwig Wittgenstein,Roland Barthes e Paul Ricoeur. Da sempre si interessa di semiotica cinematografica e di radici musicali folcloristiche del 900. Giuseppe risiede a Roma ed è tuttora iscritto alla Lumsa, nel corso di laurea magistrale di Editoria e Giornalismo, di cui frequenta il primo anno.

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