Gli analisti avevano predetto “la conferma dello status quo” in Sudan prima che il presidente Omar al-Bashir ha vinto le elezioni ottenendo il 94 per cento dei voti. Al Bashir che ha governato il Paese con l’avvento al potere attraverso un colpo di Stato militare nel 1989, ha ottenuto un nuovo mandato nonostante fosse stato giudicato dalla Corte Penale Internazionale colpevole di crimini di guerra e genocidio. Infatti, è l’unico Presidente al Mondo  in carica ad essere incriminato e ricercato per tali reati -commessi in riferimento alla guerra in Darfur.

“La partecipazione –46 per cento– in queste elezioni è stata di tutto rispetto. Nonostante ciò tutto sarà come al solito per il Sudan”, così ha affermato l’accademico ed autore sudanese Abdelwahab el-Affendi ad Al Jazeera, notando che i gruppi di opposizione avevano ragione a boicottare le elezioni: “A seguito di arresti e vessazioni, non avevano altra scelta.” Anche se l’elezione è stata boicottata dai principali partiti di opposizione, tra cui il Partito Nazionale dell’Umma Sadiq al-Mahdi, il Partito Popolare del Congresso di Hassan al-Turabi e parti del Partito Unionista Democratico, “c’è stata una parvenza di partecipazione in queste elezioni,” ha aggiunto lo studioso . “Andando avanti, se Bashir riuscisse a ricostruire l’economia, porre fine alla violenza regionale e reprimere la rabbia popolare, può essere in grado di rimanere al potere a lungo”, ha concluso Affendi. 

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Il presidente Omar Hassan al Bashir

Le votazioni di quest’anno, che sono state prorogate di un giorno a causa della bassa affluenza alle urne, si sono svolte tra il 13 e il 16 aprile ed è stata la prima votazione da quando il Sud Sudan ha ottenuto l’indipendenza nel 2011. “In contrasto con le prime elezioni di cinque anni fa, queste ultime non hanno avuto la stessa eccitazione o suspense,” ha detto Harry Verhoeven -professore di politica africana alla Georgetown University- ad Al Jazeera. “C’è la sensazione che molto poco è in gioco. Nessuno crede che la rielezione di Bashir comporterà alcun vero cambiamento politico”, ha poi continuato il professore. “In una situazione tristemente riconoscibile in altri Paesi africani, il regime sudanese è in modalità di sopravvivenza, troppo debole per impostare un’agenda nazionale lungimirante e con un’opposizione molto frammentata”, ha terminato la sua intervista Verhoeven.

Il Ministero degli Affari Esteri sudanese ha etichettato l’affermazione del professore “deludente”, prova della “retorica dell’anti-elezione” e della “polarizzazione” degli organismi internazionali. Il Governo sudanese conferma che le elezioni del 2015 sono state “un trionfo per il consolidamento della democrazia” in Sudan. Al Bashir ha fatto una campagna su una serie di questioni, tra cui l’economia pesantemente sanzionata e dipendente dal petrolio, il miglioramento delle relazioni con la comunità internazionale e l’affrontare gli alti tassi di inflazione e di disoccupazione. Egli ha anche ribadito il suo impegno a tenere un autentico dialogo nazionale comprensivo di tutti i soggetti politici, e di lavorare verso una Costituzione permanente. Infatti, il Sudan deve ancora adottare una Costituzione nonostante l’Accordo di Pace Globale di sei anni fosse scaduto nel 2011.

Sarah Nouwen, un’esperta di diritto internazionale presso l’Università di Cambridge, ha aggiunto: “Queste elezioni possono decidere qualcosa, ma non risolvono nulla. Infatti, hanno approfondito le attuali crisi politiche di intensificazione della diffidenza tra i partiti politici, la sfiducia tra il Paese di Centro e le sue periferie e la diffidenza tra i partiti politici e le loro circoscrizioni”. Al Bashir dovrà anche lavorare per risolvere i conflitti in corso nel Paese, in particolare in Darfur, Sud Kordofan e nel Nilo Azzurro, che hanno portato un gran numero di morti e di profughi civili, secondo Italians for Darfur e Human Rights Watch.

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Elezioni presidenziali del 2015 in Sudan

Il Movimento ribelle di Liberazione del Sudan guidato da Minni Minnawi (SLM-MM) ha invitato la comunità internazionale a respingere i risultati delle elezioni presidenziali e parlamentari. Le forze d’opposizione riunite nella Sudan Call, tra cui lo SLM-MM, hanno detto che non avrebbero riconosciuto l’esito delle elezioni generali che sono state annunciate il ​​27 aprile. Essi hanno, inoltre, promesso di continuare la loro campagna pacifica per rovesciare il regime. La Troika -Stati Uniti, Regno Unito e Norvegia- e l’Unione Europea sostengono il processo di dialogo nazionale che è, anche, facilitato dall’Unione Africana ed hanno affermato che i risultati delle elezioni del mese di aprile non sono credibili, indicando il fallimento del Governo nel creare un ambiente libero, equo e favorevole per il processo elettorale.

In una dichiarazione del venerdì emessa dal Sudan Tribune, il Segretario per le Relazioni Internazionali del SLM-MM , Ali Trayo, ha elogiato la posizione dei membri della Troika così come quella del Canada e dell’Unione Europea, sui risultati delle elezioni generali. Il SLM-MM “li invita a sostenere la loro posizione di non riconoscere alcun risultato che derivi dalle elezioni”, ha detto Trayo. Il funzionario dei ribelli ha sottolineato la bassa affluenza alle urne, dicendo che il processo è stato boicottato dalle forze di opposizione e dai gruppi della società civile a causa della mancanza di ambiente favorevole. Anche la missione di osservazione dell’Unione Africana ha confermato che l’affluenza alle urne è stata inferiore al 40%. Le forze di sicurezza sudanesi hanno arrestato e sequestrato membri dell’opposizione e della società civile oltre agli attivisti che hanno partecipato a una campagna pacifica per boicottare le elezioni.

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Missione delle Nazioni Unite UNAMID

Trayo ha invitato il popolo sudanese “ad aumentare ulteriormente i loro sforzi e ad accelerare la campagna ARHAL (partenza) per ottenere la vittoria”. Il leader dell’opposizione del Partito Nazionale dell’Umma (NUP), Sadiq al-Mahdi, ha detto che si “deve raggiungere una soluzione pacifica attraverso i negoziati”. Al-Mahdi ha, però, affermato che il regime ha ucciso il dialogo nazionale e il processo proposto dal Consiglio per la Pace e la Sicurezza dell’Unione Africana nella sua decisione 456 per facilitare il dialogo interno. Ha, inoltre, invitato l’ente regionale di rivedere questa decisione e di coinvolgere il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nel processo. Altrimenti, ha detto che sono determinati a far cadere il Governo del presidente Omar Hassan al-Bashir con una rivolta popolare.

Le votazioni hanno preceduto il Global Day for Darfur celebrato il 24 aprile di quest’anno in cui si è chiesto il termine del genocidio in corso nella regione del Darfur e la permanenza della missione delle Nazioni Unite, UNAMID, dopo che era stato dichiarato un suo ritiro.

 

Luca Mershed

Luca Mershed

Nasce a Roma nel 1989. Studia al liceo scientifico Nomentano e si laurea alla magistrale in Relazioni Internazionali all'Università La Sapienza di Roma. Ha studiato un semestre all'università di Santiago di Compostela (Galicia, Spagna) grazie al programma Erasmus. Parla correntemente italiano, spagnolo, inglese e un po' di francese. Si sposta fra Italia e Porto Rico dove ha svolto la sua tesi. Ha avuto esperienze in tre model united nations oltre ad aver lavorato per realizzarne altri: romemun 2010 (presso la FAo e l'ifad), romun 2011 (presso la fao), global model united nations 2011(organizzato direttamente dalle Nazioni Unite a Incheon). Collabora (online) con la ONU e le organizzazioni ad esso affiliate; scrive anche per un altro giornale online.

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