Zedi Feruzi, il leader del partito all’opposizione del Burundi (Unione per la Pace e la Democrazia, UPD) è stato ucciso insieme alle sue guardie del corpo nella capitale del Paese, Bujumbura. Il tutto è avvenuto quando degli sconosciuti si sono avvicinati al leader mentre era nel quartiere di Ngagara. Dopo un’ora dall’accaduto nessun poliziotto era giunto sul posto e gli assassini sono riusciti a scappare indisturbati. Questi eventi avvengono dopo quattro settimane di crisi politica e sociale nel Paese causata dalla ricandidatura (la terza) dell’attuale presidente, Pierre Nkurunziza, alle elezioni presidenziali violando la Costituzione vigente. L’omicidio di Feruzi potrebbe far tornare il Burundi alla guerra civile che ha marcato tragicamente la sua storia: di fatto gli scontri -aumentati con l’uccisione di Feruzi- hanno provocato già decine di morti e migliaia di profughi. 

Nel frattempo, le prossime elezioni parlamentari sono state posticipate dal 26 maggio al 5 giugno con lo scopo di attenuare le tensioni mentre le elezioni presidenziali sono state confermate per il 26 giugno. Un altro episodio che denota la grave crisi politica è stato il recente tentativo di colpo di Stato da parte dell’ex capo dell’intelligence ed alto generale Godefroy Niyombare della settimana scorsa: questo fatto è avvenuto quando Nkurunziza si trovava in Tanzania per un summit interafricano e Niyombare ha colto l’occasione destituendo il Presidente e chiudendo l’aeroporto internazionale e le frontiere; nonostante tutto ciò Nkurunziza è riuscito a rientrare e riprendere il potere. 

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Piazza dell’indipendenza nella Capitale Bujumbura

La scorsa domenica il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha chiesto che le parti in contesa instaurino un dialogo per fermare la pesante crisi politica che si sta riversando nel Paese e che ha già causato più di 100 mila rifugiati. Oltre a chiedere la riconciliazione politica e dei negoziati pacifici, ha spinto il Governo nel rispettare i diritti dei manifestanti e nel garantire la ricerca dei responsabili dell’omicidio del leader all’opposizione. 

Nel febbraio del 2007, le Nazioni Unite hanno, ufficialmente, chiuso le sue operazioni di mantenimento della pace in Burundi e hanno rivolto la loro attenzione alla ricostruzione dell’economia della Nazione africana, che si basa fortemente su tè e caffè: ma i 12 anni di guerra civile hanno condizionato pesantemente la società e la possibilità di una ricostruzione rapida. Dal 2004, l’ONU aveva schierato, durante la sua missione, 5.600 peacekeepers e diverse centinaia di soldatiche  rimangono tuttora a lavorare con l’Unione Africana per il monitoraggio del cessate il fuoco. L’ONU ha donato 35 milioni dollari al Burundi per sviluppare le infrastrutture, promuovere le pratiche democratiche, ricostruire l’esercito e difendere i diritti umani.

Si è cercato di raggiungere un compromesso tra le parti in contesa nel corso della storia del Burundi ed il 28 febbraio del 2005, la popolazione ha approvato una nuova Costituzione attraverso un referendum nazionale. Così dopo le elezioni parlamentari e presidenziali di giugno e luglio, il 19 agosto è stato eletto presidente Pierre Nkurunziza. È stato rieletto nel 2010 con il 91% dei voti ed il boicottaggio dell’opposizione. Come detto in precedenza, nell’aprile del 2015 Nkurunziza ha annunciato di presentarsi alle elezioni per ottenere un terzo mandato sfidando così la Costituzione.

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L’attuale presidente del Burundi Pierre Nkurunziza

Anche l’Ufficio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ha espresso profonda preoccupazione per gli eventi che sono sorti negli ultimi giorni in Burundi ed ha chiesto a tutte le parti in conflitto di astenersi da azioni che potrebbero mettere in pericolo i civili. Temendo una grave crisi umanitaria, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha iniziato a trasferire i numerosi rifugiati nei campi. Tuttavia, è un processo lento in quanto l’unico mezzo di trasporto per trasferire le persone ai campi è un battello che trasporta al massimo 600 persone per viaggio attraversando il lago Tanganica. 

Speriamo, avendo già vissuto -senza far niente-  quell’orribile genocidio fra Hutu e Tutsi degli anni ’90, che ora le Nazioni agiscano rapidamente e possano evitare che scoppi una guerra civile che potrebbe portare unicamente morti e distruzione. L’azione dell’UNHCR è stata tempestiva ma non è sufficiente a fermare la grave escalation delle tensioni che si stanno verificando nel Burundi.

Luca Mershed

Luca Mershed

Nasce a Roma nel 1989. Studia al liceo scientifico Nomentano e si laurea alla magistrale in Relazioni Internazionali all'Università La Sapienza di Roma. Ha studiato un semestre all'università di Santiago di Compostela (Galicia, Spagna) grazie al programma Erasmus. Parla correntemente italiano, spagnolo, inglese e un po' di francese. Si sposta fra Italia e Porto Rico dove ha svolto la sua tesi. Ha avuto esperienze in tre model united nations oltre ad aver lavorato per realizzarne altri: romemun 2010 (presso la FAo e l'ifad), romun 2011 (presso la fao), global model united nations 2011(organizzato direttamente dalle Nazioni Unite a Incheon). Collabora (online) con la ONU e le organizzazioni ad esso affiliate; scrive anche per un altro giornale online.

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