Era una mattina di Aprile quando il ricercatore israeliano Daniel Schechtman, appena quarantenne, osservò per la prima volta tramite microscopio elettronico che le ‘piastrelle’ di atomi in alcuni campioni formati da una lega di alluminio e manganese avevano una forma particolare: non erano, come sempre si era creduto, quadrate o triangolari (il tipo di forma che permette di piastrellare, ad esempio, un pavimento) bensì decagonali. Si racconta che questa osservazione, che avrebbe nei decenni successivi portato alla scoperta dei ‘quasi-cristalli’, fu commentata dallo stesso Schechtman con le parole “Eyn chaya kazo!”, ovvero “Non può esistere una creatura simile!” (Puppin, 2012).

Tuttavia l’entusiasmo di Schechtman non contagiò mai la comunità scientifica, tanto che Linus Pauling, padre della chimica moderna e fondatore della biologia molecolare, apostrofò il collega israeliano con parole aspre, affermando che mentre i quasi-cristalli sicuramente non esistevano, esistevano invece i quasi-scienziati. Ad oggi, con un minimo di prospettiva, non ci si può non chiedere come è stato possibile che una leggenda come Pauling (due volte premio Nobel) avesse preso una cantonata simile. Se non altro, come vedremo, il noto chimico statunitense si trova certamente in buona compagnia.

Basti pensare a Lord Kelvin, padre della termodinamica, che nel 1885 si spinse troppo oltre affermando con certezza che “è impossibile che qualcosa più pesante dell’aria possa volare”. Facile immaginare il suo disappunto quando il 17 Dicembre del 1903 i fratelli Wright riuscirono a costruire e far alzare dal suolo quello che sarebbe stato poi ricordato come il primo aereo funzionante della storia. D’altronde, sempre rimanendo dell’ambito dell’aviazione, come non ricordare le parole di William Henry Pickering, scopritore del nono satellite di Saturno, il quale era assolutamente certo che “gli aerei non (sarebbero andati) mai veloci come i treni”.

Fortunatamente la maggior parte di questi errori è per noi motivo di grande gioia; il mondo sarebbe oggi un posto assai peggiore dove vivere se, ad esempio, il Dr. Alfred Velpau avesse avuto ragione nell’affermare che “l’abolizione del dolore in chirurgia è una chimera. Bisturi vorrà sempre dire dolore”. D’altronde è proprio in questo campo, la medicina, che nei secoli si è collezionato il più alto numero di ‘strafalcioni’. Basti pensare a Sir John Eric Ericksen che nel 1873 pronunciò le coraggiose parole “l’addome e il cervello non saranno mai operabili dai chirurghi” o al suo collega francese Pierre Pachet che solamente l’anno prima aveva affermato che “la teoria dei germi di Luis Pasteur è una ridicola finzione”.

Neanche il volto della scienza, Albert Einstein, fu immune da certe cantonate. Pochi, tra i non addetti ai lavori, sanno infatti che mentre il genio tedesco preparava le sue teorie rivoluzionarie una rivoluzione altrettanto importante era alle porte: quella quantistica. Rivoluzione che Einsten non riconobbe mai opponendosi strenuamente a concetti come l’entanglement o il principio di indeterminatezza (entrambi oggi dimostrati sperimentalmente). Come se questa ‘svista’ non bastasse Einstein fece un altro grande errore, meno noto: rifiutò per oltre dieci anni (ricredendosi solo alla fine) l’ipotesi dell’atomo primigenio (oggi nota come ‘teoria del Big Bang’) proposta da Georges Lemaître.

Naturalmente questa mia breve raccolta di errori e cantonate ha il solo scopo di far sorridere il lettore; non vorrei mai che si pensasse che voglia identificare la precisione della scienza con la fallibilità di chi la rappresenta. Anzi: tutt’altro. La scienza è tra i pochi macro-organismi che riesce a valorizzare persino i propri errori: basti pensare al ‘telegrafo istantaneo’ progettato da Nick Herbert che pur rivelandosi di impossibile realizzazione costrinse gli scienziati a nuove sperimentazioni che a loro volta condussero alla scoperta del teorema di no-cloning, grazie al quale poté nascere, tra le altre cose, la crittografia quantistica (Kaiser & Creager, 2012).

Ecco, mi verrebbe da dire: gli scienziati sbagliano; la scienza, dal canto suo, si limita ad esplorare, avanzare, migliorare.


  • Kaiser, D., Creager, A., N., H. (2012). ‘Il modo giusto di sbagliare‘. Le Scienze, Agosto 2012, numero 528.
  • Puppin, E. (2012). ‘Cristalli impossibili, o quasi‘. Le Scienze, Febbraio 2012.
Alessandro Scoccia Pappagallo

Alessandro Scoccia Pappagallo

Nato a Roma il 16 Aprile del 1989, nel 2000 si trasferisce ad Avezzano (AQ) e nel 2003 si iscrive presso il liceo classico "Alessandro Torlonia". Diplomatosi nel 2008 torna a Roma dove inizia gli studi presso La Sapienza - Università di Roma nel dipartimento di Psicologia 1. Nel 2011, appena laureato, si trasferisce in Inghilterra dove tutt'ora risiede. Specializzato presso la University of Sussex (dove studia come MRes student) in intelligenza artificiale e neuroscienze computazionali è appassionato tanto alle discipline scientifiche quanto a quelle umanistiche. Parla fluentemente italiano ed inglese.

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