L’analisi dell’immigrazione è circoscritta quasi esclusivamente all’aspetto socio-culturale della questione, esulando da considerazioni circa la dimensione economica del fenomeno. Prescindendo dalla propria opinione riguardo l’integrazione degli stranieri all’interno della comunità, laddove troppo spesso intervengono dubbi e perplessità generati da una discussione controversa e alterata da ideologie, stereotipi e pregiudizi, vale la pena considerare come gli immigrati possano rappresentare un effettivo valore economico per la società in cui si trovano ad operare, e come non si possa riconoscere loro altro che il ruolo di veri e propri attori di sviluppo, prosperità e competitività per il sistema economico del paese ospitante.

George Borjas, economista del lavoro specializzato in materia d'immigrazione.

George Borjas, economista del lavoro specializzato in materia d’immigrazione.

Le ragioni economiche alla base della crescita delle migrazioni internazionali sono riconducibili essenzialmente alla crescente segmentazione del mercato del lavoro, ai vuoti occupazionali nelle fasce basse del mercato dei paesi sviluppati, ma anche alla globalizzazione e all’aumento della competizione sui mercati internazionali, laddove l’immigrazione diviene la scelta più rapida e vantaggiosa per colmare eventuali carenze del fattore lavoro. Forze propulsive quali la caduta del muro di Berlino, gli squilibri demografici ed economici tra i paesi sviluppati ed il resto del mondo, ma anche forze attrattive, fra tutte la domanda di immigrazione da parte dei paesi industrializzati per ragioni di ordine economico e demografico, hanno contribuito e stanno contribuendo a rendere il mondo un gigantesco melting pot.

Gli effetti dell’immigrazione per il paese di destinazione dipendono in larga parte dal funzionamento del mercato del lavoro: qualora questo sia organizzato in maniera tale da creare una condizione di complementarità, l’effetto su salari ed occupazione è positivo, viceversa, la competitività spinge al ribasso i salari, ma ciò è anche strettamente legato alle skills del lavoratore. In linea di massima infatti, l’immigrazione di lavoratori poco qualificati (dediti ai cosiddetti bad jobs), non ha effetto sulle retribuzioni dei lavoratori nazionali qualificati, ma soltanto su quelle dei non specializzati e sugli immigrati di prima generazione. Guardando invece al paese di origine, i benefici sono inversamente correlati all’accumulazione del capitale umano degli immigrati (tanto più l’individuo cresce professionalmente, tanto più il paese d’origine perde opportunità) ma anche all’impiego delle rimesse (le somme di denaro che vengono inoltrate ai famigliari). Inoltre, nell’immediato si registra una diminuzione della disoccupazione, un aumento della produttività del lavoro e del reddito pro capite.

L'Istituto nazionale previdenza sociale.

L’Istituto nazionale previdenza sociale.

L’Italia, trattandosi di un paese a nuova immigrazione, è privo di una trattazione organica del fenomeno, ma basta dare uno sguardo ai dati INPS e Caritas per capacitarsi di come il contributo sia più che positivo: gli immigrati rappresentano l’11% del Prodotto Interno Lordo, assicurando quasi 11 miliardi di euro alle casse dello stato. Di questi, 7,5 sono rappresentati dai contributi previdenziali, ed in un sistema in cui gli attivi pagano per gli inattivi, gli immigrati contribuiscono alla tenuta sia dei conti dell’ente previdenziale, che del patto sociale fra le diverse generazioni. Inoltre, solo il 2,3% della popolazione straniera ha più di 65 anni a fronte del nostro 20,3. Ne consegue che la tendenza all’invecchiamento della popolazione è stata frenata proprio dalla crescita rilevante della componente immigrata, mediamente molto più giovane di quella italiana.

Luca De Rossi

Luca De Rossi

Laureato in Management alla LUISS Guido Carli con una tesi sui "Moderni scenari competitivi nell'automotive: focus sulle sinergie globali dei principali car makers", si sta specializzando in consulenza aziendale. Da sempre interessato alle tematiche sociali, ama stare a contatto con la natura e praticare sport. Parla italiano e inglese.

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