Sono quei dannati talenti che ti vien da pensare, perché? Perché non s’addrizzano un minimo, non si distruggono qualche ora in più durante gli allenamenti infrasettimanali, perché preferiscono il cazzeggio al duro lavoro? La risposta ce l’hanno solo loro: i croce e delizia, quegli impetuosi -fuori e dentro al campo- che scaldano il cuore dei tifosi con magie al limite del paranormale. E che altrettanto facilmente si fanno odiare. Ce ne sono a decine, se non di più. Oltralpe e nello stivale. Gascoigne, Vendrame, Best, Adriano (l’interista Brazil amico delle ghenghe narcos), Owen, Joey Barton… e ci si potrebbe dilungare per ore. Chi vi scrive però ne ama tre, e non solo per meriti tecnici. Il triumvirato che mi fa ribollire il sangue è composto da Eric Cantona, FantAntonio Cassano e Diego Armando Maradona.

Leggendario. Gascoigne molestatore seriale? Forse era ubriaco in campo.

Leggendario. Gascoigne molestatore seriale? Forse era ubriaco in campo.

Eric. Colui che smise di giocare a calcio a trentun anni, quando ormai tra anabolizzanti e diete da gulag i bomber tirano la carretta fino ai 40, anche. Già dalle radici familiari Cantona è un duro di per sé: mamma antifascista catalana, cresce in un quartiere popolare di Marsiglia –Les Caillos– e si dimena da una parte all’altra della Francia per sfondare le reti. All’Auxerre la consacrazione, con 68 presenze e 21 maracture. C’ha solo ventidue anni il ragazzo, dategli tempo. Eppure, se si trova in questa lista nera, un motivo ci sarà. Oltre ai palleggi nelle aree avversarie ed i tiri al volo, oltre i pallonetti perfetti, Eric è un antieroe. Un cazzuto e umano e folle calciatore, che paragona il c.t. della nazionale francese dell’87, Michel, ad un “sacco di merda”. Non le manda a dire, Eric, e nell’88 inizia la stagione dei “calci” agli avversari: la prima vittima è un giocatore del Nantes, che viene atterrato da un calcio volante in pieno stile Norris. La parte migliore della sua carriera Eric la spende in quel di Manchester, sponda red devils. Il francese più amato d’Inghilterra, così è ricordato. E come dar torto ai tifosi dello United? Azzecca combinazioni assurde di giocate, tiri, semplici invenzioni acrobatiche. Come il calcio in faccia al tifoso del Crystal Palace nel 1995. Un colpo di Taekwondo fenomenale. Espulso, lapidato, crocifisso. Alla conferenza stampa, se ne esce con una frase memorabile: “Quando i gabbiani seguono il peschereccio, è perché pensano che delle sardine stanno per essere gettate in mare.”, alludendo ai giornalisti-terroristi. Basta, chiudiamo in battuta, non c’è altro da dire. Se non che ha sfondato anche nel post-calcio, tra cinema e proteste politiche –come quella legata alle banche nel 2010-. Un mito. The King.

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Sebbene parli con un accento che mi manda a male, e sembra che gli escano solo delle gobbe ricurve al posto delle “a”, questo zaraffo (termine barese per indicare i diversamente tamarri) di Bari Vecchia m’ha sempre affascinato e quando da ragazzino giocavo a PES lo infilavo in ogni squadra con cui giocavo la Master League. Antonio Cassano, quello che segnò un cazzo di gol all’Inter di Lippi nel 1999. Se non lo avete visto chiudete anche il browser e andatevene affanculo, ecco. No dai, condividetemi l’articolo sennò il mio boss mi malmena… Allora, si diceva? Il gol! Al minuto 43. Quel lancio chilometrico e il controllo di tacco-testa al volo, la sgommata sull’erba del San Nicola tra Blanc e Panucci e l’infilata a Ferron. Bari-Inter due a uno ed è l’unica volta che godo nel vedere il Bari vincere -no, scherzo, abiuro-. Tutto il resto è noia. Cassano penso che lo conosciate abbastanza bene, vero? Il Milan, la Samp, la Roma, quell’orrendo giubbotto alla presentazione col Real Madrid… E le pantomime con Fabio Capello -tanto a Trigoria quanto al Bernabeu- quando FantAntonio lo imita vestito di tutto punto insieme ad altri delle merengues nel 2006, gli allenamenti dove Don Fabio lo insegue per menarlo; insomma, un circo equestre. Le Cassanate. Ma Antonio è anche classe.  Pura, forse anche superiore a quella di Eric. Sarò di parte, alla fin fine ci condivido una regione col butterato, però quel controllo di palla… e i dribbling, le “veroniche”, i colpi da biliardo. Incontenibile. Poi aggiungiamoci le liti con Stramaccioni, le corna agli arbitri, le infamate sui gay in nazionale ed il cocktail è allucinogeno. Peccato, perché Cassano se la gioca con chiunque, sarebbe da Pallone d’Oro e Coppa dei Campioni a ripetizione.

Un giubbotto molto sobrio, mister Cassano.

Un giubbotto molto sobrio, mister Cassano.

Concludiamo con il più grande, il Maladroga, la fine di tutto; quello che, quando giocava, la luce del sole si spegneva e restavamo al buio. Diego Armando ha un palmarès più ampio di Cassano ed Eric, tanto a livello di club quanto di nazionale, avendo vinto il Mundial dell’86 in Messico. Sul piano statistico penso ci si possa esimere dall’enumerarne gol e presenze. Lo sappiamo tutti COSA è stato Diego. Per qualcuno non dovrebbe trovarsi tra Cassano e Cantona, è un’eresia paragonare il giocatore più forte della storia a due terremotati -di qualità, ma pur sempre della caratura inferiore al Pibe de Oro- come Eric ed Antonio. Su Maladroga aleggiano numerose controversie: positivo alla cocaina nel 1991, fotografie in vasche da bagno kitsch con un boss della camorra, non riconosce per anni il figlio (quel ragazzo buono come il pane che s’è sdato di pallone, anche beach soccer), dovrebbe una cifra di soldi alle casse del fisco italiane e, beh, numerose altre piccolezze. Piccolezze che lo incoronano Re dei maledetti. Il titolo nobiliare lo può fregiare in virtù del gol ai mondiali dell’86 contro l’Inghilterra di Lineker, quello dove s’è mangiato tutti. Per il gol da centrocampo in un Napoli-Verona nel 1985. E tutta la sequela irripetibile di momenti che lo hanno eretto a campione del popolo, amico di Fidel Castro e Chavéz; momenti che hanno creato il mito di Maradona dai capelli lunghi e con le gambe così veloci e istintive da non essere geneticamente riproducibili. C’è mica molto da aggiungere, su Diego Armando. E’ la voce fuori dal coro, quello che polemizza con la FIFA perché la Bolivia DEVE giocare le partite di qualificazione com’è solita farlo, cioè sopra i 2700 metri d’altezza. La sua faccia, giù al Sud, è incisa spesso con vernice spray sulle saracinesche di vecchi commercianti nostalgici. E s’è detto tutto.

Stencil raffigurante Diego Armando M., a Cadaqués, Spagna.

Stencil raffigurante Diego Armando M., a Cadaqués, Spagna.

Signori e Signore amanti del calcio. So che alcuni di voi preferiscono lo Zanetti di turno, il Platini, l’indefesso e politicamente corretto centrocampista che è ligio al dovere e non inasprisce mai i rapporti tra due tifoserie. Grazie al cielo però il Calcio è pura irrazionalità, è atroce e infallibile, è fuochi d’artificio tipo artiglieria campale. Ringraziamo gli Dei del football per averci regalato dei Talenti come Cantona, Cassano e Maradona. Buona giornata.

Lorenzo Monfredi

Lorenzo Monfredi

Nasce a Taranto il 7/10/1994. Passa due anni in Regno Unito; rispettivamente il 1° anno di liceo a Londra ed il 4° a Bristol, apprendendo la lingua inglese quasi da madrelingua. Conclude la maturità superiore linguistica con 92/100, collaborando da marzo ad agosto con la testata giornalistica ionica "Il corriere del giorno", gestendo una rubrica settimanale intitolata "In My Humble Opinion". Strenuo lettore degli intramontabili classici e di autori legati al circuito letterario underground, si è iscritto al Corso di laurea "comunicazione e società" presso l'Università statale di Milano.

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